domenica, 06 maggio 2007
Nell’epoca della diffusione di internet, dove gli scambi e la condivisione delle informazioni si sono fatti sempre più veloci ed eterogenei, la poesia si è ritagliata un suo spazio proprio dove vivere un nuovo respiro, oppure, come ogni altra forma di comunicazione, si è adattata (inevitabilmente) ad una nuova nicchia ecologica, dove continuare a vivere col respiro usuale? In altre parole, Internet ha dato possibilità in più alla poesia, o più semplicemente le ha date a tutti, e siamo di nuovo pari e patta con le altre forme espressive, dalla letteratura alla musica alla televisione? Anche perché, per dirla il Nobel per l’economia Herbert Simon: "L'abbondanza di informazione genera scarsità di attenzione": ed è attenzione per cui compete anche la poesia.

Non è semplice trovare una risposta, nè è mia intenzione. Prima però di ragionarci, vorrei però accumulare alcuni spunti di riflessione per capire l’ampiezza del fenomeno.
Qualche mese fa ho iniziato un lavoro che confina con la mia attività di ricerca in senso più accademico, da informatico. In particolare, ho preso in considerazione alcuni blog, in un periodo ben definito, ed ho cercato di misurare alcune caratteristiche del fenomeno poesia e nuovi media, per capire se e quanto è vasto. Nel seguito fornirò alcuni dati, sotto forma di appunti grezzi ancora da elaborare in una visione più ampia; si tratta di un work-in-progress che comprenderà molti più blog.

Il campione considerato

Ho esaminato i post ed i commenti di otto blog (Liberinversi, Vocativo, La costruzione del verso & altre cose, fabryPoesiaeSpirito, AbsolutePoetry, Universopoesia, Erodiade, Blanc de ta nuque), nel mese di maggio 2006. Poiché ho iniziato il lavoro in novembre, ho scelto un periodo sufficientemente lontano da poter essere considerato stabile, e evitando il periodo di magra dell’estate. Ho contato i post ed i commenti associati, registrando i commentatori quando possibile.

Una fotografia della blogosfera poetica

Nella tabella seguente si possono vedere i dati di base calcolati sul campione.

  post commenti commenti/
post
commentatori commenti/
utente
traffico interno
Liberinversi 7 316 45 48 6,6 98 31,0%
Vocativo 5 150 30 26 5,8 68 45,3%
La costruzione del verso 7 319 46 44 7,3 73 22,9%
FabryPoesiaeSpirito 8 1279 160 30 42,6 401 31,4%
AbsolutePoetry 26 211 8 30 7,0 87 41,2%
Universopoesia 5 91 18 22 4,1 34 37,4%
Erodiade 35 167 5 14 11,9 47 28,1%
Blanc de ta nuque
13 228 18 16 14,3 76 33,3%
totali 106 2761 26 (133) 20,8 884 32,0%

Per traffico interno si intende quello costituito da commenti del gestore o dei gestori dei blog (con una certa approssimazione soprattutto per i blog multiautore, quando non è chiaro quali siano tutti gli autori).
Il numero totale di commentatori non corrisponde alla somma dei commentatori dei singoli blog, perché chiaramente un certo numero di persone commenta in più blog.
In modo poco intuitivo, i due blog con maggior numero di commentatori non sono multiautore, ma blog all’epoca personali (Liberinversi di Massimo Orgiazzi e La costruzione del verso di Gianfranco Fabbri). Questo testimonia l’interesse e l’autorità che i due blog avevano guadagnato all’epoca.

I commentatori
Possiamo immaginare i commentatori come i partecipanti ad un dibattito poetico. Nel mese di maggio 2006 ricco di oltre 100 post e oltre 2700 commenti, quante persone hanno contribuito al dibattito che si propaga tra i blog? Apparentemente 133 commentatori (con l’anonimo considerato come figura unica, e trascurato nei ragionamenti successivi, anche perché poco rilevante numericamente).
Se però andiamo ad esaminare più da vicino questo dato, possiamo notare che 95 di questi commentatori si limitano a frequentare, perlomeno in modo attivo, un unico blog: amici o comunque frequentatori affezionati al sito. Dei 95,  43 hanno lasciato un unico commento,  e possiamo quindi immaginare siano utenti casuali.
I rimanenti 52 sono autori di  381 commenti in tutto.
Quindi i dibattenti, quelli che fanno rete partecipando al dibattito poetico in modo organico, muovendosi tra più blog, sono 37. Questi 37 sono all’origine di 2256 commenti. Tolto il maggiore commentatore, responsabile da solo per oltre un quinto di questi commenti, gli altri hanno prodotto in media 50 commenti (la mediana però è 16: indice di distribuzione non normale). 
Se osserviamo il grafico del numero di commenti per commentatore, possiamo notare come rispetti la distribuzione comunemente nota come “coda lunga”, che descrive tanti altri fenomeni della rete e non.

 coda lunga dei commenti

Una questione che sorge a questo punto è: i 37 che commentano (una parte de) i blog poetici costituiscono quale percentuale dell’agire poetico dentro e fuori la rete? E’ un movimento importante? E’ solo un dettaglio in una rete più ampia che passa per riviste tradizionali, accademia, pubblicazioni cartacee in generale?

La visibilità della poesia in rete
Come ha più volte avuto modo di raccontare Giulio Mozzi, con la sua ampia esperienza in materia di blog e letteratura, la popolazione dei commentatori non corrisponde a quella dei lettori silenziosi. C’è quindi da ragionare anche sull’eventuale effetto della disponibilità di poesia in rete su chi non partecipa al dibattito letterario, ma fruisce semplicemente dei contenuti.
Per l’economista Michael H. Goldhaber, in un’economia digitale esiste una risorsa scarsa ed è l’attenzione umana. La poesia compete per ottenere questa risorsa. Per ottenere attenzione, aggiunge Goldhaber, “occorre emettere qualcosa che è tecnicamente definibile come informazione, ma affinché un’informazione abbia un qualsiasi valore, essa deve ricevere attenzione. Una tecnologia dell’informazione è quindi anche una tecnologia dell’attenzione, ovvero un trasferimento di informazioni può avere luogo solo nella misura in cui avviene anche un trasferimento di attenzione nella direzione opposta.” E’ chiaro che qui non si parla di poesia, ma se la poesia ha perso appeal, posto che ne abbia mai avuto a livello di massa, è anche perché altri trasferiscono attenzione con più facilità.
E quindi: lo spazio nuovo per la poesia sta nella quantità di testi messi online, o sta altrove?

Statistiche e classifiche
I blog poetici più grossi espongono con un certo orgoglio ed una variabile completezza le loro statistiche relative agli accessi. tentando a volte un confronto tra  abbonati alla rivista cartacea di poesia più diffusa (Poesia dell’editore Crocetti) ed i frequentatori di blog.
Per comprendere il senso delle statistiche è però bene sapere come funziona la misurazione.
La misurazione del numero di accessi ha principalmente un utilizzo in ambito pubblicitario, esattamente come l’Auditel per la televisione: gli investitori vogliono sapere, in media, quante persone vengono raggiunte dal messaggio pubblicitario. La valutazione esterna, per quanto aggirabile, è chiaramente più accettata dell’autodichiarazione riguardo le statistiche di accesso.
Su web ci si è conformati ad uno standard che prevede di contare le cosiddette visite, che però non corrispondono a utenti unici: sono sessioni della durata massima di mezz’ora, per cui lo stesso utente che accede più volte nella giornata, purché non compulsivamente, farà ogni volta una nuova visita. Non solo: lo stesso utente che accede al blog, chiude il browser, lo riapre e riaccede conterà come due visite. Le cosiddette pagine viste non tengono conto nemmeno di questo e quindi ogni clic all’interno del sito verrà contato. Per esempio, accedo ad un blog, leggo un post, clicco per leggere i commenti, decido di commentare, commento e controllo l’esito: e produco da tre a sei pagine viste. Un sito che produce classifiche direttamente da questi dati è Shinystat; uno che fornisce indicazioni “indipendenti”, derivanti dall’utilizzo di una barra aggiuntiva per il browser, è Alexa.
Volendo confrontare le visite o le pagine viste di un blog con l’eventuale equivalente cartaceo – la rivista, bisogna capire a cosa potrebbe ragionevolmente corrispondere sulla carta quella misura. Un abbonamento a  Poesia quante visite vale? Quante pagine viste? Quanta intenzione nella “visita”? Perché si sa che parte degli accessi ai blog sono casuali e determinati dalla presenza di parole rintracciate tramite motori di ricerca (questo non è negativo, chiaramente).
Per questa ragione con i blog sono nati altri meccanismi di misurazione di una generica “qualità”, “affidabilità”, “influenza”, in parte basati sul concetto di  impact factor tipico delle riviste scientifiche: un blog è tanto più di qualità quanto più è citato da altri (ed è anche il meccanismo noto come PageRank alla base del funzionamento di Google). Il più importante sito che fa classifiche di questo tipo è Technorati; in Italia, BlogBabel aggrega una serie di dati provenienti da varie fonti per creare una classifica più completa ancora. Anche Blogitalia ha la sua classifica, derivata sempre da Technorati.
Se le classifiche servano o no, è inutile discutere. Se uno non sapesse da che parte cominciare ad interessarsi di poesia, e decidesse di partire dalle classifiche, nei primi cinque posti troverebbe i siti descritti nella tabella seguente.

Sito Alexa Blogitalia Shinystat
Categoria
e/o query
Poesia Poesia, in Arte e cultura Poesia, in Letteratura
1 balbruno.altervista.org blog.libero.it/modem krennegmcaff.altervista.org
2 xoomer.alice.it/brdeb www.manualedimari.it/blog balbruno.altervista.org/
3 www.la-poesia.it www.nazioneindiana.com web.tiscali.it/poesia_creativa
4 www.club.it/autori merlino93.splinder.com www.poetilandia.com
5 www.scrivi.com tisbe.splinder.com pensierivagabondi.splinder.com

A parte l’eterogeneità dei risultati, appare abbastanza chiaro che è difficile immaginare di usare queste liste come punto di partenza per qualcosa. Quindi a cosa servono le classifiche? 

Quali nuovi media?
Infine, un altro punto di interesse può essere la valutazione di quante possibilità che Internet fornisce vengono effettivamente sfruttate nei blog e siti che si occupano di poesia. Infatti la semplice messa online di testi e derivati può essere intesa come il grado zero dell’utilizzo di Internet. Nel momento in cui si parla di Web 2.0, tutti gli strumenti più o meno semantici che permettono di aggregare contenuti, renderli rintracciabili con facilità, ecc.,  per nuovi media bisognerebbe intendere qualcosa di più ricco del semplice blog di base. Rispetto al periodo osservato, mi pare che la situazione stia cambiando: i feed sono usati con maggiore consapevolezza, iniziano ad essere utilizzati anche i tag, fondamentali per aggregazioni basate sui contenuti; d’altro canto, ancora non si vedono molti link all’interno del testo dei post, anche quando sarebbe possibile, mentre si preferisce tutt’ora la duplicazione dei contenuti da un post all’altro. Per gli interessati alle classifiche ed alla diffusione al di fuori del circolo degli addetti ai lavori, feed tag e link sono strumenti importanti perché determinano la visibilità sugli strumenti utilizzati normalmente dai frequentatori del web (come Google) e dei blog (come Technorati, BlogLines, Del.icio.us, ecc.).
Lo stesso blog, inteso come strumento tecnico, è stato adottato da tutti per la sua semplicità e senza ragionare sulla grammatica che impone all’espressione – l’ordine cronologico inverso, la durata breve dei post, ecc., che forse non sono l’ideale per trattare di poesia e di critica.

Vincenzo Della Mea
postato alle ore 23:24 | Permalink | categoria: poesia, internet, interventi | commenti (1)