martedì, 08 maggio 2007
CRONACA LIVE di Vincenzo Della Mea
(da qui)

Il workshop su Poesia e nuovi media di Bazzano è cominciato, con leggero ritardo da traffico. Parte degli interventi sono già online nel blog creato per l'occasione, gli altri lo saranno a breve. Io ho ripreso ed approfondito le cose di cui avevo già parlato al BlogMeeting di Monfalcone.

Saranno online anche alcuni video della giornata (meno qualcosa per cause tecniche: per esempio io non ci sarò).

Hanno parlato finora Mimmo Cangiano, Marco Bini, Vincenzo Della Mea, Alessandro Ansuini, Adam Vaccaro (allego un paio di ritratti presi al volo dalla mia postazione privilegiata di supporto tecnico). Nel mentre che cercavo di preparare queste righe, ha cominciato a parlare anche Chiara De Luca.








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martedì, 08 maggio 2007
CRONACA LIVE di Fabrizio Venerandi
(da qui)

ore 15:06

Bazzano, arrivo, le sedie sono gialle. Una persona che non so ancora chi sia parla e lo vedo anche dietro su youtube, dice che nei festival legati alla poesia non è la poesia che vince, ma è lo spettacolo. Attori di richiamo forniscono letture consuete anche se spettacolari di testi che appartengono in tutto al secolo scorso. Il pubbllico -dice il ragazzo- è l’obiettivo maggiore. I Grandi eventi comunque avvicinano il pubblico generalista alla poesia, ma il lavoro è ancora tanto da fare. C’è da fare officina, c’è da fare dibattito. Il timore è avere una scarsa o nulla partecipazione a questo tipo di dibattiti. Bisogna avere invece fiducia nel pubblico, ovvero coinvolgerlo costruendo un format che possa essere interessante e piacevole. Utilizzo dei canali di volontariato, degli appassionati per aggiustare la frattura tra poesia e pubblico della poesia.

ore 15:07

Arriva un’altra persona che è vincenzo della mea. Siccome ci sono problemi tecnici ne profitto per raggiungere il bagno. Come non detto, ha già cominciato. vdm oltre che poeta è ricercatore informatico. vdm ha esaminato una serie di blog per capire il fenomeno, ha esaminato il mese di maggio 2006, un periodo abbastanza distante nel tempo e non facente parte di un periodo di magra. In pratica ha vdm ha letto tutti i 2000 e passa commenti per capire quanti commentatori singoli hanno scritto in questo blog. Ci sono più commenti nei blog si poesia autorali e non quelli collettivi.
Le persone coinvolte sono in  tutte 133, e di questi 95 frequentano solo un blog e discutono sono lì. Spesso lasciano un solo commento. Quelli che restano, più costanti e su più siti, sono 37. Questi 37 producono la maggior parte del traffico di comment. Si chiede vdm, questi 37 sono un movimento importante o sono secondari rispetto al movimento globale con la poesia? Secondo vdm sono pochi. Difficile contare i cosiddetti lurker, coloro che non commentano.
Ogni blog mostra con relativa fierezza i numeri dei propri visitatori, e nella discussione guidata da absolute poetry  c’è stato il confronto con il numero di abbonati di riviste cartacee come ‘poesia’. Vdm spiega la differenza tra visita degli stessi utenti, e di utenti diversi, i counter vanno pesati con attenzione. Un abbonamento a ‘poesia’ quante ‘visite’ conta, rispetto a quelle di un blog?

ore 15:10

Ci sono domande a vdm e io ne riapprofitto per andare al bagno.

ore 15:22

Parla Ansuini che parla di un articolo uscito su Karpos scritto da Blò.  Si parla di Wu Ming e Blisset e di conseguenza del copy-left, creative commons e di open source. Blò parla di orizzontalità di internet rispetto alla verticalità del mercato. Il concetto verticale non riesce a imporre la sua verticalità alla modalità di internet. Le case editrici non riescono a capire il concetto di copyleft, ma anzi cercano di riprodurre su internet le stesse modalità commerciali usate abitualmente. Ma le tecniche promozionali pubblicitarie non funzionano su internet o (aggiungo io) funzionano in maniera diverse.
Blò accenna al lulu.com e al peer to peer. Come applicare il peer to peer alla poesia. Immaginiamo -dice blò- un luogo di eventi lettterari: dal reading alla performance. Un archivio accessibile ad altri: io concedo ad altri i luoghi in cui performo, e viceversa, cominciando dalla propria zona di appartenenza. Il luogo può essere differente, si tratterebbe di un peer to peer umano, del mondo non virtuale, io sharro i miei spazi privati con te e tu condividi i tuoi spazi con me, costringendo le case editrici e vedere cosa avviene in questo mondo orizzontale. Ogni persona deve creare e condividere un suo luogo ‘reale’ da condividere con altri.

ore 15:35

Parla un’altra persona di cui mi è sfuggito il nome, e dice che lui non è giovane come noi e quindi non usa massicciamente internet. Ma ha un sito milanocosa.it
Ha preparato un intervento e si rifà a un intervento da lui scritto nel 2001. Rispetto alla poesia in atto rilevava una difficoltà a trovare una efficacia di dire il mondo, dopo il simbolismo, e avanguardie e -neo. Sembrava che ci fosse spazio solo per rimasticazioni e in questo libro del 2001 analizzava con il metodo dell’adiacenza la modalità di dire il mondo: di toccare la realtà. Gran parte delle scritture hanno aperto una forbice tra realtà e poesia, forbice che apre un divario anche tra pubblico e poeti.
Lo stesso problema si ritrova su internet.
Ci sono eventi tipo il bunker poetico di venezia nel 2001 (a cui c’eravamo anche noi del bib(h)icante), eventi orizzontali, in cui la poesia ha provato a uscire in piazza, un successo, ma sono solo flash che illuminano la scena e poi si ripiomba in una realtà che è differente, così come nel 2003 la carovana della musica. Descrizione dell’iniziativa con i poeti che inizialmente non volevano sporcarsi le mani con la guerra e poi quando l’evento funzionava sono arrivati per coltivare il loro spazio personale. La gran parte arriva per leggere il proprio pezzo e poi se ne va. Per fortuna non tutti. I poeti sono interessati principalmente a se stessi.
Siamo in una fase in cui la cultura in genere e la poesia in particolare, non riesce a dare un’immagine di sé. Quindi abbiamo una poesia iper-letteraria e una intimista che si alternano senza toccare l’altro, senza riuscire a dire il mondo.

ore 15:52

(quello di prima era Adam Vaccaro credo)

Chiara de Luca. Racconta la sua esperienza, la costruzione del suo sito. Vi sono molti raggruppamenti poetici a compartimenti stagni. Si ricollega a vaccaro per per l’egoismo poetico e la visibilità individuale. Se tutti quelli che scrivono poesia, leggessero, la poesia non sarebbe in crisi.
La sua idea era quello di fare un laboratorio non chiuso verso le diverse tipologie di poesia, dando visibilità a chiunque volesse pubblicare le sue cose.
Vi è una differenza tra pubblicazione on line e quella su internet, ma entrambe sono importanti. La cosa pubblicata in rete può servire per aiutare per lavorare. Il pregio di internet è la velocità. Per chi scrive molto internet è un media che segue i suoi tempi.
I libri stampati sono talmente tanti che non possiamo acquistarli tutti. Internet può essere una vetrina per conoscere cose di difficile reperibilità. Ci sono molte case editrici e molte case pubblicano troppo. Anche la rete può contribuire alla selezione.
Ci sono difetti che caratterizzano i poeti: si vorrebbe raggiungere la gente, ma in rete si è noiosi e autoreferenziali. Discorsi critici complicati, citazionismo, tutto si ripercuote nella rete. La rete non è un mondo altro, è sempre la nostra realtà.
C’è una questione sociale di internet, le persone leggono le cose degli altri e poi le persone si conoscono. La rete è un modo utile per tenersi in contatto e conoscere le persone. Con il rischio di essere sommerso di persone che ti chiedono cose sulla poesia.
Riflessione sul ruolo e sull’attività del gestore del blog. Deve essere un animatore. Piacere di leggere un commento o un saluto di gente che non ha niente a che fare con il circuito della poesia (magari arrivate via google).

ore 16:04

Discussione vincenzo della mea-vaccaro con chiara sul concetto di velocità di internet. Vaccaro riceve decine di libri alla settimana che restano libri senza storia.
Commenti anche sull’orizzontalità citata da blò. Ansuini commenta il dato di vincenzo della mea sul numero basso di persone che partecipano alla poesia. Internet è un mezzo, ma un mezzo per cosa? Per Ansuini è un mezzo per comunicare un luogo.
Altra discussione. Importanza della velocità. Tutti ambiscono al cartaceo, ma internet è un condividere al work in progress. Non sono più isolato a scrivere versi. E’ un mezzo per lavorare. E’ un modo per avere un collegamento con l’esterno.

ore 16:06

Pausa sigaretta. Io che non fumo sono fregato.

ore 16:29

Fine pausa sigaretta. Parla Andrea Rossetti. Il suo intervento sarà nichilista punk e aulico nello stesso tempo, intitolato, “antipatia per la merda”.  La poesia ha a che fare con un utente che è un consumatore: dal superuomo si è passato all’impiegato (riassumo di mio). Roba inadatta alla poesia. La volontà lirica di dire si è scontrata con l’uomo medio.
L’avvento di internet è stato peggiorativo per la poesia. E’ un medium passivo. E’ una vetrina a buon mercato e luogo di mercato primitivo, al limite della truffa. Un luogo di libertà per fuggire dalla cultura codificata di destra e di sinistra, una risposta: ma una risposta inadeguata. I poeti nati su internet, dalla massasia al liceale al professore trombone, sono destinati a essere chiamati dai boiardi occupare qualche poltroncina da boiardo minor, o sono destinati a un anonimato virtuale, un microdivismo basato su accessi e voti. Più che uno strumento anarchico è una fiera di vanità, identica alla cultura ufficiale a cui dovrebbe opporsi.
Una assenza di selezione di zombie di campagna, mossi dal narcisismo, volontà lirica di dire. La poesia, prodotto senza mercato, è portata avanti da persone senza vergogna.
Internet non può aiutare la poesia perché la poesia bisogna aiutarla a morire. Per fare resuscitare come poesia in essenza, non compromessa con la notorietà di chichessia. L’attore applica l’eutanasia alla poesia.

ore 16:38

Parla Matteo Fantuzzi. Si valutano i blog di poesia dall’indotto ma può essere un errore. Non sono questi parametri da cui si può dare un giudizio sul blog e sul materiale che c’è dentro, in quanto entrano in ballo parametri sociali, che vanno oltre quello esclusivamente lirico.
Nascono nuovi gota che cercano di mangiare spazi del vecchio gota.
Il sistema librario dà poco spazio alla poesia. Pochi autori storicizzati. Internet può sopperire poco a questo problema, una cosa che può diventare interessante è il print on demand, anche per testi fondamentali che sono fuori catalogo da decenni. Non per svilire gli editori validi attuali, perché ci sono, ma per entrare in un mercato più dinamico che va oltre le meccaniche economiche dando maggiori strumenti a chi vuole conoscere la poesia italiana.

ore 16:39

Viene letto un pezzo di Gianfranco Fabbri, assente.

ore 16:43

Viene letto un pezzo di Gianfranco Fabbri, assente. Il blog sconvolge il concetto di editoria tradizionale. Fornisce uno strumento ‘pubblico’ per accedere a un discorso poetico che fino a venti, trent’anni fa era escluso al grande bacino degli scrittori della poesia, ma concesso solo a chi aveva compiuto un certo tipo di carriera letteraria (riassunto mio).
Racconto dell’esperienza di un blog e delle bacheche.

ore 16:50

Parla Massimo Sannelli. Dice che non è bravo a parlare. Non siamo alla fine della storia. Al di là del blog, interessa sapere che succederà dopo. Siamo alla vigilia di una rivoluzione o no? Quando cambia il supporto non solo cambia la retorica, ma i materiali scompaiono (come quando si passa dal papiro alla carta).
Non si fa cultura senza una sociologia, o meglio una antropologia. Massimo per primo è un pessimo risponditore.
Sannelli cita un commento di un giornalista che diceva che i blogger sono un gruppo di sfigati perché non hai amici tre amici reali con cui fare delle chiacchiere.
Il giornalista quindi scrive, perché scrive su un giornale, mentre il blogger sul blog chiacchera perché non ha amici.

ore 17:01

Parla Sebastiano Aglieco. Il blog nasce come spazio privato, aperto a pochi amici. L’utilizzo che se ne è fatto voleva scalzare le riviste letterarie e la mancanza di critica militante. Un aspetto contraddittorio: ha amplificato in piazza ciò che è salotto privato. E’ un aspetto che crea interferenza.
Che rapporto c’è con il cartaceo? Che rapporti con gli altri blog? Che temi?
Funzione metatestuale del blog. Quanto riesce ad essere metafora.
Blog come continuamento di una tradizione. Non ha rotto i metodi di comunicazione precedenti, ma ne ha amplificato alcuni aspetti. Il blog non è democratico, è verticale. Il blog cerca di costruirsi in gruppo ma non ci riesce. I commenti rimandano a situazioni altre (aglieco ha chiuso i commenti al suo blog). Stessa dinamica dell’avvicinarsi dell’estraneo al gruppo, ricerca della neutralizzazione difensiva, censura, avatar, tutte modalità che fanno parte della scatola di montaggio.
Ultimamente si vede il blog come progetto culturale e non più come diario privato. Blog collettivi, blog riviste, eccetera.
Si sente la necessità di una evoluzione. Evitare il blog città-stato, per fare guerre. Rinunciare agi espedienti che danno potere.

ore 17:12

Discussione. La poesia ha un valore in sé, se ha un valore. Non ci deve essere una censura né interrogarsi su cosa fare della poesia, la poesia c’era prima e ci sarà anche dopo. Il web non è antagonista o non dovrebbe esserlo. Molti che parlano male della poesia ufficiale ne vorrebbero far parte.
Non riesco a scrivere le diverse voci, il problema è quello di capire il peso di un testo al di là delle copie vendute.

ore 17:13

Vaccaro: bisogna scrivere non per l'eternità ma per il proprio tempo.

ore 17:20



ore 17:27

Ancora discussone. E’ difficile dire cosa deve fare internet perché internet cambia. Di per sé non è né verticale né orizzontale, spesso lo utilizziamo in maniera tradizionale perché è così che abbiamo imparato a ‘passare’ il sapere.

ore 17:56

Ho letto il mio intervento. Ora legge David Napolitano. Dice da subito di non essere un blogger e parla della sua esperienza di vista dei blog letterari. E ha trovato una nouvelle vague alla rovescia, blog come luoghi stagni di aggregazione.
Si va a mangiare.


*


Alla sera serata di lettura alla rocca di Bazzano, bellissimo posto, ottima acustica, molte letture interessanti. Mi hanno particolarmente impressionato quella di Massimiliano Martines, fortemente teatrale, quella pop trash di Marco Simonelli e le assonanze di Adam Vaccaro; ma anche gli altri autori hanno presentato testi personali e diversi. Una menzione particolare alla bella poesia sentimentale di Ansuini, davvero un bel requiem.
Una giornata bella, riuscita bene con alcuni pensieri finali, assolutamente personali, legati anche al testo del mio intervento che trovate di seguito.  Ho letto un canto del mio rekiem, e alla fine mi sono reso conto che quei cinque minuti passati a leggere il rekiem valevano tutto il resto, il viaggio, la stanchezza e l’imbarazzo di trovarmi con persone che non avevo mai visto prima e a cui non sapevo bene cosa dire. E basta. Mi resta il gusto di essere sicuro che la mia poesia non solo non cambierà il mondo, come scriveva la Cavalli, ma che in generale non ci proverò neppure io, sicuramente non con la poesia. Se Adam Vaccaro consigliava di non scrivere per l’eternità ma per il proprio tempo, ecco, mi rendo conto che ci sono poeti molto molto più bravi di me a scrivere del proprio tempo, e altri ancora più bravi a scrivere all’eterno.
Ringrazio tutti i partecipanti e spero che nel mio riassunto scritto e postato in tempo reale durante il dibattito non contenga troppe castronerie
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mercoledì, 02 maggio 2007
Cronaca del WORKSHOP di BAZZANO, il 28 Aprile 2007 di Piero Saguatti
 
La tavola rotonda organizzata in quel di Bazzano dagli egregi signori Ansuini e Fantuzzi, sullo stato attuale della poesia, inteso nello specifico come confronto fra un metodo di promozione tradizionale, e la realtà innovativa nonché dilagante di internet, ha prodotto un interessante dibattito culturale.
I relatori che si sono succeduti alla lettura ognuno delle proprie opinioni, relativamente al tema in oggetto, erano interpreti di tutto rispetto, poiché rappresentavano una frangia sufficientemente eterogenea e di qualità, provenienti sia dall’hinterland bolognese, sia da altre dimensioni geografico-culturali. Costoro, anche se per lo più emergenti, anche se appartenenti ai quadri periferici di un mondo ancora spocchiosamente elitario, hanno dato vita ad un coinvolgente confronto, ispirato appunto alla contrapposizione del “vecchio mondo” poetico con il nuovo che avanza.
Proprio questa velata e malcelata emarginazione, che ovviamente prescinde dai meriti assoluti dei singoli, ha ispirato i registi del workshop (mossi dall’esigenza di approfondire le diverse esperienze individuali), all’idea di un forum atto alla comprensione delle dinamiche attuali, volte a determinare l’affermazione delle voci poetiche. La domanda era in particolare, se esistesse davvero una convergenza comune di appartenenza fra gli invitati, per la quale riconoscersi come “alleati”. Ciò che ne è emerso purtroppo, a mio avviso, piuttosto che un verdetto scientifico fra un sistema convenzionale, gestito dalle case editrici e quello invece tecnologico (quasi anarchico), è stata la consapevolezza di essere di fronte, alla più classica, puntuale e perniciosa impotenza nel sovvertire ogni tipo di “regime” chiuso di mercato, ossia nel contrastare la lobby, sempre così tenacemente conservatrice.
Dopo un inizio forse un po’ scolastico, poiché limitato alla fredda analisi dei numeri, di dati percentuali, e di statistiche, comunque utili a poter quantificare il contesto e forse a decretare la palese sconfitta del mezzo virtuale (inteso come alternativa attuale al cartaceo), la seduta è poi decollata in una sorta di dialettica più aperta e spontanea, che ha visto un coinvolgimento più amplio e passionale, da parte dell’attenta platea.
Proprio questa fase di libero dibattito, non premeditato, ha reso il vero, evidenziando un quadro di paradossale staticità, offerto cinicamente dall’attuale contesto storico-culturale. La poesia contemporanea langue ancora fra i suoi conflitti ancora irrisolti, che si snodano in un ambiente polveroso, surgelato e poco affine alla realtà, peraltro vivace, che invece avrebbe voglia di urlare la sua possente voce, purtroppo trascurata. Le statistiche di cui sopra però, tenderebbero ad esplicitare un’attenzione disattesa (e quasi elemosinata in rete), che evidentemente non può passare nemmeno attraverso i blog, o forse non ancora, poiché i fruitori di poesia, che si voglia ammettere o no, non esistono. Un’attenzione che non si può trovare paradossalmente, neppure fra gli stessi poeti, poiché l’antica arte del poetare ha evidentemente e storicamente i suoi limiti fisiologici, non riuscendo a mutare e ad evolversi, nemmeno con l’aiuto delle tecnologie, che dovrebbero garantire un’opportunità concreta e una più amplia e comoda diffusione. La verità è, che chi scrive liriche, ha sì l’esigenza di visibilità, ma allo stesso tempo non è ancora pronto ad ascoltare i colleghi, e men che meno a spendere per riequilibrare le sorti di un mercato asfittico, che resta soverchiato dalla narrativa e dalla saggistica. Dunque parrebbe questo, uno stallo eterno e disperato, che tende a piantarsi irrimediabilmente in una palude di sterile abbandono, contribuendo così all’inevitabile censura degli autori, relegati nell’ombroso sottobosco privo di sponsor.
Io che non ero stato convocato come relatore, ho ritenuto opportuno non intervenire, per dare maggior spazio ai colleghi ufficialmente coinvolti, quasi fosse più impellente per me nella circostanza, poter ascoltare e capire quanto potessi identificarmi nell’esperienza altrui…ebbene tanto! Tuttavia, mi è parso a tratti che si stesse languendo in una specie di confessione collettiva, celebrante la resa, poiché le dinamiche contestuali al poetare, di certo urtano inevitabilmente contro un muro di gomma. Discutere del “sesso degli angeli”, ecco cosa si stava facendo, parlando di questioni trite e ritrite e anche un po’ irritanti. Così ho preferito non guastare la sacralità dell’evento intellettuale con il mio umile intervento, che avrebbe rappresentato soltanto un commento qualsiasi, di uno qualunque della massa uniforme di poeti senza volto e senza voce.
L’approccio emotivo all’oggetto del dibattito, ha messo tuttavia in campo una molteplicità di sentimenti, che spaziavano dalla fredda analisi, al distacco apparente, dalla mera rassegnazione, sino all’ironia o all’enfasi più teatrale, ma alla fine, noi tutti si era accomunati dalla consapevolezza che la pubblicazione cartacea ancora la vince sulle più virtuose alternative offerte ad esempio dal virtuale, tendente piuttosto all’auto referenza , e anche fin troppo dispersivo. Purtroppo impegni familiari mi hanno sottratto al prosieguo culturale, che prevedeva una kermesse serale dedicata alla lettura delle proprie liriche poetiche. Quest’ultima fase, condivisibile nella sostanza, era forse, appunto l’epilogo ottimale per poter zittire un mondo ahinoi “distratto” da tutt’altra roba, attraverso l’uso stesso dello strumento parola, intesa nella sua accezione più lirica. Peccato mancassi, ma congratulazioni sincere a tutti i colleghi che hanno organizzato e dato vita alla tanto piacevole, quanto inaspettata occasione meditativa, densa di suggestioni artistiche, tangenti ai noiosi schemi convenzionali. La località di Bazzano che ci ha ospitati, ha pure contribuito alla causa, per via della sua dolce connotazione periferica, contraddistinta dall’incantevole pace, così come la nostra centrifuga ma mirabile appartenenza artistica, sempre e comunque poetica, nonostante la titanica e sproporzionata concorrenza perpetuata dalle case editrici, un po’ criticate e un po’ snobbate, ma forse ancora unico e autentico punto d’approdo.
“il mio parere, in breve…”
io non credo che sia corretto stupirsi o piangersi addosso, perché la poesia da sempre è arte sottostimata o quanto meno considerata un po’ frivola, come dovesse rimanere sciocco retaggio di “donniciuole”, essendo vista come l’espressione di sparuti introversi, o di meditabonde creature associali.
La canzonetta invece, è da sempre sinonimo di spensieratezza, e alle volte, nonostante la leggerezza dei testi, pronta ad assurgere ironicamente a domini, a mio avviso considerati erroneamente culturali. Con questo, lungi da me l’idea di disprezzare l’arte cantautoriale a 360°, che peraltro conosco personalmente e continuo ad amare.
Credo piuttosto, che la responsabilità di veicolare l’attenzione anche sui versi, e di abituare gli occhi alla lettura anche delle righe poetiche (magari in modo scanzonato), non dipenda francamente da noi autori.
Eppure, se si apre qualche portale/forum (non parlo di blog, spesso totem di egocentrismo), i proseliti del poetare, si scopre siano numerosissimi, così da confermare quasi scientificamente l’esistenza latente di un potenziale ricco e trascurato, ovvero di un mercato miratamene ma ingiustamente soffocato dall’editoria.
Gli stessi concorsi poetici, risultano oggetto di costante e sempre crescente seguito, ribadendo l’inconfutabile dato positivo, ossia che l’interesse non manca, ma manca piuttosto un business che vada nella direzione del cartaceo con maggiore facilità, anche al costo di veder “sputtanare” quei mostri sacri, che ad oggi ancora creano tendenza e dipendenza intellettuale.
Insomma, proviamo a cambiare il volto della poesia, quell’idea distorta che muove l’immaginario collettivo, cioè che la poesia sia sinonimo di “cuore e amore”, e già un discreto passo avanti verrà fatto. Come diffondere questo nuovo messaggio, cioè che anche la poesia è arte dignitosa, che sorge su basi massicce e di qualità, fondate sia sulle fragili emozioni, che sull’amore, ma anche su stabili archetipi filosofici? Non è soltanto utopia, attendersi più attenzione verso un’arte immensa dalle enormi potenzialità, che abbraccia ogni dimensione sensoriale che l’uomo sia appunto in grado di percepire e tradurre in versi. Un bel gioco se vogliamo, senza limiti e ad oggi inossidabile, pronto a cambiare di continuo interpreti e il linguaggio, ma a sopravvivere all’evoluzione fisiologica dei costumi e del pensiero. Ebbene, l’operazione è difficile e ritengo debba partire dall’educazione scolastica, parimenti ad altre discipline, come ad esempio la musica e il disegno; deve coinvolgere quindi le istituzioni nella volontà di far interpretare la poesia come un’esigenza umana, piuttosto che un’effimera traccia, priva d’impatto concreto. Dalla scuola dovrebbe partire dunque l’innesco, poiché il mondo infantile è altamente ricettivo e capace poi di sorprendere, rielaborando nel futuro, quanto si è investito fra quelle piccole e vergini doti nascoste. Altri sistemi, non credo esistano, almeno nell’immediato, e nessuna “rivoluzione” penso nasca estemporaneamente, a meno che non si accetti di assoggettarsi alla sfida individuale, di poter appartenere anche noi a quella nicchia di eletti, restando pur sempre poeti pressoché silenziosi fra i tanti muti, che non odono.
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