OLTRE LA RIVISTA - di Massimo Orgiazzi
Dopo il dibattito di Monfalcone all’Absolute BlogMeeting è nato un confronto sui metodi di aggregazione più opportuni per spingere, letteralmente, il lavoro di questi mesi e anni fatto in Rete, fuori dalla Rete. Si cerca con inquietudine una spinta che generi una massa critica, che arrivi a dare alle scritture, sempre più diffuse, condivise e di tutti, l’auctoritas, ma forse più correttamente dovremmo dire la dignità: che è un termine sbagliato, instabile e squilibrato sin dal principio, in temi e argomenti come questo. Non ha senso parlare di dignità quando spesso si considera che l’ambiente in cui i testi e le scritture dovrebbero diffondersi non è affatto degno. Eppure dico dignità nel senso di linea di minore resistenza affinché le scritture acquistino un ruolo e una posizione all’interno del vasto contenuto informativo che la nostra società genera.
Sotto questa luce si situa la proposta di Christian Sinicco di costruire una rivista/magazine “patinata”, dal look accattivante che, profondendo e usando le (buone, efficaci) risorse della Rete sia capace di ricavarsi spazio.
Sotto questa luce si situa la proposta di Christian Sinicco di costruire una rivista/magazine “patinata”, dal look accattivante che, profondendo e usando le (buone, efficaci) risorse della Rete sia capace di ricavarsi spazio.
Cerchiamo spazio: è questo il punto. Cerchiamo di sorpassare l’idea della rivista novecentesca per passare alle aggregazioni selettive dei contenuti del XXI secolo. Cerchiamo, con tutto questo, di fare/farci spazio come un canale pay per view che sia poesia e sia scritture del nuovo intellettuale di cui ancora, forse, non abbiamo cominciato a raccogliere tutti i cocci. L’idea di una super-rivista, di un’entità organizzatrice dei contenuti ad ampio spettro e multicanale, cartaceo, informatico, audio e visivo supera non solo da un punto di vista tecnico l’idea di rivista novecentesca, ma anche da un punto di vista delle basi operative che la compongono, in funzione della mission che si propone. L’entità che unisce una serie di persone dalle estrazioni tecnicamente più diverse e, in ottica inclusiva, anche sotto l’aspetto orientativo; che ri-unisce quindi tutta una serie di risorse le quali abbiamo constatato, sono in reale crescita sulla Rete, fervono e funzionano, rilancia idealisticamente la rivista novecentesca armandola di una serie di parametri adatti ad affrontare la situazione contemporanea, caratterizzata da iper-proliferazione informativa, progressiva perdita del controllo sui meccanismi politici e sociali, smarrimento della coscienza storica in favore della sola visione di mercato/crescita/soddisfazione dell’utente.
L'ambiente dal quale un profilo potenzialmente autorevole che configuri uno strumento di questo genere può emergere, è oggi senz’altro e solo la Rete, con le sue suggestioni e i suoi alti potenziali, il suo fortissimo gradiente d’incontro, di stimolo, di dibattito, che tutti noi stiamo adoperando, vivendo, costruendo.L'idea però cozza, come s’è visto con l'idea che una rivista debba in qualche modo avere un indirizzo, una linea; ci troviamo nell’epoca dei conflitti culturali ridotti a contorno delle scaramucce amministrative cui si è rimpicciolita la grande politica di respiro e di indirizzo e ci vediamo impegnati, in queste iper-burocratiche aggregazioni super-nazionali (noi, in Europa, in una sorta di enorme Svizzera di mezzo miliardo di abitanti), ci troviamo a perdere la testa, come settecento anni fa, in dispute guelfo ghibelline, ma che rispetto ad allora sono sterili e non hanno il seppur minimo impatto sulle sfere decisionali concrete. E se lo hanno, lo hanno marginalmente: decidono cose piccole, per lo più concertano su diritti e conquiste tutte novecentesche, già avvenute, ma gridate come scandali e violazioni quando un pezzo delle costruzioni non si trova.
Il punto di vista dell’orientamento è però sacrosanto: c’è, esiste ancora. Differentemente ci troveremmo ad avvallare la tesi dell’anestesia globale, per cui tutto è uguale e non fa differenza. E invece la cultura esiste, dato che nelle sue scelte prevede quale direzione ed orientamento si vuole attribuire alle scritture, quale il ruolo di una potenziale civiltà letteraria associata e ricostruita, cosa e come diffondere o cosa e come osteggiare.
La realizzazione di uno strumento di organizzazione dei contenuti, multicanale, ad ampia diffusione prevede, su ogni mezzo un forte impegno concreto e organizzato di pianificazione, logistica (anche solo di dati) e di fondazione, nel senso di creazione di un organo centrale, “redazione”, coeso e capace di non deludere le esigenze più o meno ideali dei sostenitori, collaboratori, scrittori. Non sto qui parlando del problema di una fantomatica “par condicio” che accontenti i diversi orientamenti, ma di una esattavisione condivisa che se non accontenta, almeno convince nei presupposti chi si avvicina un simile potenziale progetto.
Il problema della iper-proliferazione, poi, va scongiurato. In molti ragioniamo in questo senso: tuttavia l'appello ad una collaborazione unitaria su vasta scala come quella descritta non esclude il fenomeno della replicazione ed occorre essere almeno in parte certi che un progetto del genere possa almeno potenzialmente rifuggire da ennesime rigenerazioni del proprio codice, non perché non ci piaccia il pluralismo, ma perchè se la mission è una (diffondere, costruire, aprire ciò che è chiuso) tale deve rimanere. Concludendo, mi sembra di poter dire che “rivista” non è più il termine corretto: è superato. Ciò che stiamo discutendo potrà forse averne i connotati principali, ma gli assunti e i presupposti devono tenere conto che si tratta in questo senso e in questo frangente di un percorso di risalita della cultura per il quale i sommovimenti sono forti e la vision dev’essere più chiara che mai. Non si tratta di una alleanza contro: non si tratta nemmeno e paradossalmente di una alleanza per in cui si dimenticano momentaneamente i propri orientamenti, i propri riferimenti, le proprie fedi. Si tratta di un movimento che vuole ripristinare il grado zero, la fondazione del dialogo, del confronto, della riflessione, della maggior consapevolezza: il germe e il virus dell’umanità che si perde, spesso e volentieri, negli accidenti della Storia.
Serve perciò una vis che raggruppi e condivida, ma al contempo selezioni, generi autorità da se stessa e dall’esterno e lo faccia tenendo conto che esistono ancora gli orientamenti, non se li mangi, ma li rilanci con l'idea che rinasce l'intellettuale, che la consapevolezza e la riflessione storica, artistica, scientifica, sociale e spitituale possono determinare ancora molto nella società. Più che una grosse koalition, come è stato detto, servirebbe una Federazione Unita dei Pianeti (e scusate la citazione televisiva e roddenberriana). Un’entità che non solo sia d’accordo su assunti base per la diffusione (non centralizzata, ma sincronizzata, armonizzata), ma sia d’accordo sul divenire stesso della cultura e dell’umanità: che non si fermi a cercare punti in comune e intersezioni, ma si muova e operi per determinarli prima che emergano, che li costruisca, nella complessità del mondo d’oggi.
E’ necessario andare oltre la provocazione: si deve raggiungere una visione. Non so se qui l’ho epressa, ma il tentativo è stato fatto.





