martedì, 08 maggio 2007
Serata di Letture



Massimiliano Martines



Massimiliano Aravecchia



Guido Mattia Gallerani



Stefano Guglielmin



Marco Simonelli



Chiara De Luca


Matteo Fantuzzi


(da qui)
postato alle ore 01:04 | Permalink | categoria: video | commenti
martedì, 08 maggio 2007
Apertura del Workshop -
Mimmo Cangiano




(da qui)
postato alle ore 00:54 | Permalink | categoria: video | commenti
martedì, 08 maggio 2007
Workshop



Adam Vaccaro



Alessandro Ansuini



Chiara De Luca





Pubblico



Serata di letture



Vincenzo Della Mea



Andrea Rossetti



Chiara De Luca


(da qui)
postato alle ore 00:26 | Permalink | categoria: fotografie | commenti
martedì, 08 maggio 2007
CRONACA LIVE di Vincenzo Della Mea
(da qui)

Il workshop su Poesia e nuovi media di Bazzano è cominciato, con leggero ritardo da traffico. Parte degli interventi sono già online nel blog creato per l'occasione, gli altri lo saranno a breve. Io ho ripreso ed approfondito le cose di cui avevo già parlato al BlogMeeting di Monfalcone.

Saranno online anche alcuni video della giornata (meno qualcosa per cause tecniche: per esempio io non ci sarò).

Hanno parlato finora Mimmo Cangiano, Marco Bini, Vincenzo Della Mea, Alessandro Ansuini, Adam Vaccaro (allego un paio di ritratti presi al volo dalla mia postazione privilegiata di supporto tecnico). Nel mentre che cercavo di preparare queste righe, ha cominciato a parlare anche Chiara De Luca.








postato alle ore 00:16 | Permalink | categoria: fotografie, cronache | commenti
martedì, 08 maggio 2007
CRONACA LIVE di Fabrizio Venerandi
(da qui)

ore 15:06

Bazzano, arrivo, le sedie sono gialle. Una persona che non so ancora chi sia parla e lo vedo anche dietro su youtube, dice che nei festival legati alla poesia non è la poesia che vince, ma è lo spettacolo. Attori di richiamo forniscono letture consuete anche se spettacolari di testi che appartengono in tutto al secolo scorso. Il pubbllico -dice il ragazzo- è l’obiettivo maggiore. I Grandi eventi comunque avvicinano il pubblico generalista alla poesia, ma il lavoro è ancora tanto da fare. C’è da fare officina, c’è da fare dibattito. Il timore è avere una scarsa o nulla partecipazione a questo tipo di dibattiti. Bisogna avere invece fiducia nel pubblico, ovvero coinvolgerlo costruendo un format che possa essere interessante e piacevole. Utilizzo dei canali di volontariato, degli appassionati per aggiustare la frattura tra poesia e pubblico della poesia.

ore 15:07

Arriva un’altra persona che è vincenzo della mea. Siccome ci sono problemi tecnici ne profitto per raggiungere il bagno. Come non detto, ha già cominciato. vdm oltre che poeta è ricercatore informatico. vdm ha esaminato una serie di blog per capire il fenomeno, ha esaminato il mese di maggio 2006, un periodo abbastanza distante nel tempo e non facente parte di un periodo di magra. In pratica ha vdm ha letto tutti i 2000 e passa commenti per capire quanti commentatori singoli hanno scritto in questo blog. Ci sono più commenti nei blog si poesia autorali e non quelli collettivi.
Le persone coinvolte sono in  tutte 133, e di questi 95 frequentano solo un blog e discutono sono lì. Spesso lasciano un solo commento. Quelli che restano, più costanti e su più siti, sono 37. Questi 37 producono la maggior parte del traffico di comment. Si chiede vdm, questi 37 sono un movimento importante o sono secondari rispetto al movimento globale con la poesia? Secondo vdm sono pochi. Difficile contare i cosiddetti lurker, coloro che non commentano.
Ogni blog mostra con relativa fierezza i numeri dei propri visitatori, e nella discussione guidata da absolute poetry  c’è stato il confronto con il numero di abbonati di riviste cartacee come ‘poesia’. Vdm spiega la differenza tra visita degli stessi utenti, e di utenti diversi, i counter vanno pesati con attenzione. Un abbonamento a ‘poesia’ quante ‘visite’ conta, rispetto a quelle di un blog?

ore 15:10

Ci sono domande a vdm e io ne riapprofitto per andare al bagno.

ore 15:22

Parla Ansuini che parla di un articolo uscito su Karpos scritto da Blò.  Si parla di Wu Ming e Blisset e di conseguenza del copy-left, creative commons e di open source. Blò parla di orizzontalità di internet rispetto alla verticalità del mercato. Il concetto verticale non riesce a imporre la sua verticalità alla modalità di internet. Le case editrici non riescono a capire il concetto di copyleft, ma anzi cercano di riprodurre su internet le stesse modalità commerciali usate abitualmente. Ma le tecniche promozionali pubblicitarie non funzionano su internet o (aggiungo io) funzionano in maniera diverse.
Blò accenna al lulu.com e al peer to peer. Come applicare il peer to peer alla poesia. Immaginiamo -dice blò- un luogo di eventi lettterari: dal reading alla performance. Un archivio accessibile ad altri: io concedo ad altri i luoghi in cui performo, e viceversa, cominciando dalla propria zona di appartenenza. Il luogo può essere differente, si tratterebbe di un peer to peer umano, del mondo non virtuale, io sharro i miei spazi privati con te e tu condividi i tuoi spazi con me, costringendo le case editrici e vedere cosa avviene in questo mondo orizzontale. Ogni persona deve creare e condividere un suo luogo ‘reale’ da condividere con altri.

ore 15:35

Parla un’altra persona di cui mi è sfuggito il nome, e dice che lui non è giovane come noi e quindi non usa massicciamente internet. Ma ha un sito milanocosa.it
Ha preparato un intervento e si rifà a un intervento da lui scritto nel 2001. Rispetto alla poesia in atto rilevava una difficoltà a trovare una efficacia di dire il mondo, dopo il simbolismo, e avanguardie e -neo. Sembrava che ci fosse spazio solo per rimasticazioni e in questo libro del 2001 analizzava con il metodo dell’adiacenza la modalità di dire il mondo: di toccare la realtà. Gran parte delle scritture hanno aperto una forbice tra realtà e poesia, forbice che apre un divario anche tra pubblico e poeti.
Lo stesso problema si ritrova su internet.
Ci sono eventi tipo il bunker poetico di venezia nel 2001 (a cui c’eravamo anche noi del bib(h)icante), eventi orizzontali, in cui la poesia ha provato a uscire in piazza, un successo, ma sono solo flash che illuminano la scena e poi si ripiomba in una realtà che è differente, così come nel 2003 la carovana della musica. Descrizione dell’iniziativa con i poeti che inizialmente non volevano sporcarsi le mani con la guerra e poi quando l’evento funzionava sono arrivati per coltivare il loro spazio personale. La gran parte arriva per leggere il proprio pezzo e poi se ne va. Per fortuna non tutti. I poeti sono interessati principalmente a se stessi.
Siamo in una fase in cui la cultura in genere e la poesia in particolare, non riesce a dare un’immagine di sé. Quindi abbiamo una poesia iper-letteraria e una intimista che si alternano senza toccare l’altro, senza riuscire a dire il mondo.

ore 15:52

(quello di prima era Adam Vaccaro credo)

Chiara de Luca. Racconta la sua esperienza, la costruzione del suo sito. Vi sono molti raggruppamenti poetici a compartimenti stagni. Si ricollega a vaccaro per per l’egoismo poetico e la visibilità individuale. Se tutti quelli che scrivono poesia, leggessero, la poesia non sarebbe in crisi.
La sua idea era quello di fare un laboratorio non chiuso verso le diverse tipologie di poesia, dando visibilità a chiunque volesse pubblicare le sue cose.
Vi è una differenza tra pubblicazione on line e quella su internet, ma entrambe sono importanti. La cosa pubblicata in rete può servire per aiutare per lavorare. Il pregio di internet è la velocità. Per chi scrive molto internet è un media che segue i suoi tempi.
I libri stampati sono talmente tanti che non possiamo acquistarli tutti. Internet può essere una vetrina per conoscere cose di difficile reperibilità. Ci sono molte case editrici e molte case pubblicano troppo. Anche la rete può contribuire alla selezione.
Ci sono difetti che caratterizzano i poeti: si vorrebbe raggiungere la gente, ma in rete si è noiosi e autoreferenziali. Discorsi critici complicati, citazionismo, tutto si ripercuote nella rete. La rete non è un mondo altro, è sempre la nostra realtà.
C’è una questione sociale di internet, le persone leggono le cose degli altri e poi le persone si conoscono. La rete è un modo utile per tenersi in contatto e conoscere le persone. Con il rischio di essere sommerso di persone che ti chiedono cose sulla poesia.
Riflessione sul ruolo e sull’attività del gestore del blog. Deve essere un animatore. Piacere di leggere un commento o un saluto di gente che non ha niente a che fare con il circuito della poesia (magari arrivate via google).

ore 16:04

Discussione vincenzo della mea-vaccaro con chiara sul concetto di velocità di internet. Vaccaro riceve decine di libri alla settimana che restano libri senza storia.
Commenti anche sull’orizzontalità citata da blò. Ansuini commenta il dato di vincenzo della mea sul numero basso di persone che partecipano alla poesia. Internet è un mezzo, ma un mezzo per cosa? Per Ansuini è un mezzo per comunicare un luogo.
Altra discussione. Importanza della velocità. Tutti ambiscono al cartaceo, ma internet è un condividere al work in progress. Non sono più isolato a scrivere versi. E’ un mezzo per lavorare. E’ un modo per avere un collegamento con l’esterno.

ore 16:06

Pausa sigaretta. Io che non fumo sono fregato.

ore 16:29

Fine pausa sigaretta. Parla Andrea Rossetti. Il suo intervento sarà nichilista punk e aulico nello stesso tempo, intitolato, “antipatia per la merda”.  La poesia ha a che fare con un utente che è un consumatore: dal superuomo si è passato all’impiegato (riassumo di mio). Roba inadatta alla poesia. La volontà lirica di dire si è scontrata con l’uomo medio.
L’avvento di internet è stato peggiorativo per la poesia. E’ un medium passivo. E’ una vetrina a buon mercato e luogo di mercato primitivo, al limite della truffa. Un luogo di libertà per fuggire dalla cultura codificata di destra e di sinistra, una risposta: ma una risposta inadeguata. I poeti nati su internet, dalla massasia al liceale al professore trombone, sono destinati a essere chiamati dai boiardi occupare qualche poltroncina da boiardo minor, o sono destinati a un anonimato virtuale, un microdivismo basato su accessi e voti. Più che uno strumento anarchico è una fiera di vanità, identica alla cultura ufficiale a cui dovrebbe opporsi.
Una assenza di selezione di zombie di campagna, mossi dal narcisismo, volontà lirica di dire. La poesia, prodotto senza mercato, è portata avanti da persone senza vergogna.
Internet non può aiutare la poesia perché la poesia bisogna aiutarla a morire. Per fare resuscitare come poesia in essenza, non compromessa con la notorietà di chichessia. L’attore applica l’eutanasia alla poesia.

ore 16:38

Parla Matteo Fantuzzi. Si valutano i blog di poesia dall’indotto ma può essere un errore. Non sono questi parametri da cui si può dare un giudizio sul blog e sul materiale che c’è dentro, in quanto entrano in ballo parametri sociali, che vanno oltre quello esclusivamente lirico.
Nascono nuovi gota che cercano di mangiare spazi del vecchio gota.
Il sistema librario dà poco spazio alla poesia. Pochi autori storicizzati. Internet può sopperire poco a questo problema, una cosa che può diventare interessante è il print on demand, anche per testi fondamentali che sono fuori catalogo da decenni. Non per svilire gli editori validi attuali, perché ci sono, ma per entrare in un mercato più dinamico che va oltre le meccaniche economiche dando maggiori strumenti a chi vuole conoscere la poesia italiana.

ore 16:39

Viene letto un pezzo di Gianfranco Fabbri, assente.

ore 16:43

Viene letto un pezzo di Gianfranco Fabbri, assente. Il blog sconvolge il concetto di editoria tradizionale. Fornisce uno strumento ‘pubblico’ per accedere a un discorso poetico che fino a venti, trent’anni fa era escluso al grande bacino degli scrittori della poesia, ma concesso solo a chi aveva compiuto un certo tipo di carriera letteraria (riassunto mio).
Racconto dell’esperienza di un blog e delle bacheche.

ore 16:50

Parla Massimo Sannelli. Dice che non è bravo a parlare. Non siamo alla fine della storia. Al di là del blog, interessa sapere che succederà dopo. Siamo alla vigilia di una rivoluzione o no? Quando cambia il supporto non solo cambia la retorica, ma i materiali scompaiono (come quando si passa dal papiro alla carta).
Non si fa cultura senza una sociologia, o meglio una antropologia. Massimo per primo è un pessimo risponditore.
Sannelli cita un commento di un giornalista che diceva che i blogger sono un gruppo di sfigati perché non hai amici tre amici reali con cui fare delle chiacchiere.
Il giornalista quindi scrive, perché scrive su un giornale, mentre il blogger sul blog chiacchera perché non ha amici.

ore 17:01

Parla Sebastiano Aglieco. Il blog nasce come spazio privato, aperto a pochi amici. L’utilizzo che se ne è fatto voleva scalzare le riviste letterarie e la mancanza di critica militante. Un aspetto contraddittorio: ha amplificato in piazza ciò che è salotto privato. E’ un aspetto che crea interferenza.
Che rapporto c’è con il cartaceo? Che rapporti con gli altri blog? Che temi?
Funzione metatestuale del blog. Quanto riesce ad essere metafora.
Blog come continuamento di una tradizione. Non ha rotto i metodi di comunicazione precedenti, ma ne ha amplificato alcuni aspetti. Il blog non è democratico, è verticale. Il blog cerca di costruirsi in gruppo ma non ci riesce. I commenti rimandano a situazioni altre (aglieco ha chiuso i commenti al suo blog). Stessa dinamica dell’avvicinarsi dell’estraneo al gruppo, ricerca della neutralizzazione difensiva, censura, avatar, tutte modalità che fanno parte della scatola di montaggio.
Ultimamente si vede il blog come progetto culturale e non più come diario privato. Blog collettivi, blog riviste, eccetera.
Si sente la necessità di una evoluzione. Evitare il blog città-stato, per fare guerre. Rinunciare agi espedienti che danno potere.

ore 17:12

Discussione. La poesia ha un valore in sé, se ha un valore. Non ci deve essere una censura né interrogarsi su cosa fare della poesia, la poesia c’era prima e ci sarà anche dopo. Il web non è antagonista o non dovrebbe esserlo. Molti che parlano male della poesia ufficiale ne vorrebbero far parte.
Non riesco a scrivere le diverse voci, il problema è quello di capire il peso di un testo al di là delle copie vendute.

ore 17:13

Vaccaro: bisogna scrivere non per l'eternità ma per il proprio tempo.

ore 17:20



ore 17:27

Ancora discussone. E’ difficile dire cosa deve fare internet perché internet cambia. Di per sé non è né verticale né orizzontale, spesso lo utilizziamo in maniera tradizionale perché è così che abbiamo imparato a ‘passare’ il sapere.

ore 17:56

Ho letto il mio intervento. Ora legge David Napolitano. Dice da subito di non essere un blogger e parla della sua esperienza di vista dei blog letterari. E ha trovato una nouvelle vague alla rovescia, blog come luoghi stagni di aggregazione.
Si va a mangiare.


*


Alla sera serata di lettura alla rocca di Bazzano, bellissimo posto, ottima acustica, molte letture interessanti. Mi hanno particolarmente impressionato quella di Massimiliano Martines, fortemente teatrale, quella pop trash di Marco Simonelli e le assonanze di Adam Vaccaro; ma anche gli altri autori hanno presentato testi personali e diversi. Una menzione particolare alla bella poesia sentimentale di Ansuini, davvero un bel requiem.
Una giornata bella, riuscita bene con alcuni pensieri finali, assolutamente personali, legati anche al testo del mio intervento che trovate di seguito.  Ho letto un canto del mio rekiem, e alla fine mi sono reso conto che quei cinque minuti passati a leggere il rekiem valevano tutto il resto, il viaggio, la stanchezza e l’imbarazzo di trovarmi con persone che non avevo mai visto prima e a cui non sapevo bene cosa dire. E basta. Mi resta il gusto di essere sicuro che la mia poesia non solo non cambierà il mondo, come scriveva la Cavalli, ma che in generale non ci proverò neppure io, sicuramente non con la poesia. Se Adam Vaccaro consigliava di non scrivere per l’eternità ma per il proprio tempo, ecco, mi rendo conto che ci sono poeti molto molto più bravi di me a scrivere del proprio tempo, e altri ancora più bravi a scrivere all’eterno.
Ringrazio tutti i partecipanti e spero che nel mio riassunto scritto e postato in tempo reale durante il dibattito non contenga troppe castronerie
postato alle ore 00:08 | Permalink | categoria: cronache | commenti
lunedì, 07 maggio 2007
Serata di letture in Rocca dei Bentivoglio a Bazzano (Bo) 28.04.2007



Rossetti



Martines



Sannelli



Napolitano



Molinaroli



 Della Mea



Venerandi



Matteoni



Simonelli





Ansuini



Fantuzzi



Aravecchia



Gallerani



Guglielmin



Vaccaro



Aglieco

postato alle ore 23:53 | Permalink | categoria: fotografie | commenti (1)
domenica, 06 maggio 2007
Nell’epoca della diffusione di internet, dove gli scambi e la condivisione delle informazioni si sono fatti sempre più veloci ed eterogenei, la poesia si è ritagliata un suo spazio proprio dove vivere un nuovo respiro, oppure, come ogni altra forma di comunicazione, si è adattata (inevitabilmente) ad una nuova nicchia ecologica, dove continuare a vivere col respiro usuale? In altre parole, Internet ha dato possibilità in più alla poesia, o più semplicemente le ha date a tutti, e siamo di nuovo pari e patta con le altre forme espressive, dalla letteratura alla musica alla televisione? Anche perché, per dirla il Nobel per l’economia Herbert Simon: "L'abbondanza di informazione genera scarsità di attenzione": ed è attenzione per cui compete anche la poesia.

Non è semplice trovare una risposta, nè è mia intenzione. Prima però di ragionarci, vorrei però accumulare alcuni spunti di riflessione per capire l’ampiezza del fenomeno.
Qualche mese fa ho iniziato un lavoro che confina con la mia attività di ricerca in senso più accademico, da informatico. In particolare, ho preso in considerazione alcuni blog, in un periodo ben definito, ed ho cercato di misurare alcune caratteristiche del fenomeno poesia e nuovi media, per capire se e quanto è vasto. Nel seguito fornirò alcuni dati, sotto forma di appunti grezzi ancora da elaborare in una visione più ampia; si tratta di un work-in-progress che comprenderà molti più blog.

Il campione considerato

Ho esaminato i post ed i commenti di otto blog (Liberinversi, Vocativo, La costruzione del verso & altre cose, fabryPoesiaeSpirito, AbsolutePoetry, Universopoesia, Erodiade, Blanc de ta nuque), nel mese di maggio 2006. Poiché ho iniziato il lavoro in novembre, ho scelto un periodo sufficientemente lontano da poter essere considerato stabile, e evitando il periodo di magra dell’estate. Ho contato i post ed i commenti associati, registrando i commentatori quando possibile.

Una fotografia della blogosfera poetica

Nella tabella seguente si possono vedere i dati di base calcolati sul campione.

  post commenti commenti/
post
commentatori commenti/
utente
traffico interno
Liberinversi 7 316 45 48 6,6 98 31,0%
Vocativo 5 150 30 26 5,8 68 45,3%
La costruzione del verso 7 319 46 44 7,3 73 22,9%
FabryPoesiaeSpirito 8 1279 160 30 42,6 401 31,4%
AbsolutePoetry 26 211 8 30 7,0 87 41,2%
Universopoesia 5 91 18 22 4,1 34 37,4%
Erodiade 35 167 5 14 11,9 47 28,1%
Blanc de ta nuque
13 228 18 16 14,3 76 33,3%
totali 106 2761 26 (133) 20,8 884 32,0%

Per traffico interno si intende quello costituito da commenti del gestore o dei gestori dei blog (con una certa approssimazione soprattutto per i blog multiautore, quando non è chiaro quali siano tutti gli autori).
Il numero totale di commentatori non corrisponde alla somma dei commentatori dei singoli blog, perché chiaramente un certo numero di persone commenta in più blog.
In modo poco intuitivo, i due blog con maggior numero di commentatori non sono multiautore, ma blog all’epoca personali (Liberinversi di Massimo Orgiazzi e La costruzione del verso di Gianfranco Fabbri). Questo testimonia l’interesse e l’autorità che i due blog avevano guadagnato all’epoca.

I commentatori
Possiamo immaginare i commentatori come i partecipanti ad un dibattito poetico. Nel mese di maggio 2006 ricco di oltre 100 post e oltre 2700 commenti, quante persone hanno contribuito al dibattito che si propaga tra i blog? Apparentemente 133 commentatori (con l’anonimo considerato come figura unica, e trascurato nei ragionamenti successivi, anche perché poco rilevante numericamente).
Se però andiamo ad esaminare più da vicino questo dato, possiamo notare che 95 di questi commentatori si limitano a frequentare, perlomeno in modo attivo, un unico blog: amici o comunque frequentatori affezionati al sito. Dei 95,  43 hanno lasciato un unico commento,  e possiamo quindi immaginare siano utenti casuali.
I rimanenti 52 sono autori di  381 commenti in tutto.
Quindi i dibattenti, quelli che fanno rete partecipando al dibattito poetico in modo organico, muovendosi tra più blog, sono 37. Questi 37 sono all’origine di 2256 commenti. Tolto il maggiore commentatore, responsabile da solo per oltre un quinto di questi commenti, gli altri hanno prodotto in media 50 commenti (la mediana però è 16: indice di distribuzione non normale). 
Se osserviamo il grafico del numero di commenti per commentatore, possiamo notare come rispetti la distribuzione comunemente nota come “coda lunga”, che descrive tanti altri fenomeni della rete e non.

 coda lunga dei commenti

Una questione che sorge a questo punto è: i 37 che commentano (una parte de) i blog poetici costituiscono quale percentuale dell’agire poetico dentro e fuori la rete? E’ un movimento importante? E’ solo un dettaglio in una rete più ampia che passa per riviste tradizionali, accademia, pubblicazioni cartacee in generale?

La visibilità della poesia in rete
Come ha più volte avuto modo di raccontare Giulio Mozzi, con la sua ampia esperienza in materia di blog e letteratura, la popolazione dei commentatori non corrisponde a quella dei lettori silenziosi. C’è quindi da ragionare anche sull’eventuale effetto della disponibilità di poesia in rete su chi non partecipa al dibattito letterario, ma fruisce semplicemente dei contenuti.
Per l’economista Michael H. Goldhaber, in un’economia digitale esiste una risorsa scarsa ed è l’attenzione umana. La poesia compete per ottenere questa risorsa. Per ottenere attenzione, aggiunge Goldhaber, “occorre emettere qualcosa che è tecnicamente definibile come informazione, ma affinché un’informazione abbia un qualsiasi valore, essa deve ricevere attenzione. Una tecnologia dell’informazione è quindi anche una tecnologia dell’attenzione, ovvero un trasferimento di informazioni può avere luogo solo nella misura in cui avviene anche un trasferimento di attenzione nella direzione opposta.” E’ chiaro che qui non si parla di poesia, ma se la poesia ha perso appeal, posto che ne abbia mai avuto a livello di massa, è anche perché altri trasferiscono attenzione con più facilità.
E quindi: lo spazio nuovo per la poesia sta nella quantità di testi messi online, o sta altrove?

Statistiche e classifiche
I blog poetici più grossi espongono con un certo orgoglio ed una variabile completezza le loro statistiche relative agli accessi. tentando a volte un confronto tra  abbonati alla rivista cartacea di poesia più diffusa (Poesia dell’editore Crocetti) ed i frequentatori di blog.
Per comprendere il senso delle statistiche è però bene sapere come funziona la misurazione.
La misurazione del numero di accessi ha principalmente un utilizzo in ambito pubblicitario, esattamente come l’Auditel per la televisione: gli investitori vogliono sapere, in media, quante persone vengono raggiunte dal messaggio pubblicitario. La valutazione esterna, per quanto aggirabile, è chiaramente più accettata dell’autodichiarazione riguardo le statistiche di accesso.
Su web ci si è conformati ad uno standard che prevede di contare le cosiddette visite, che però non corrispondono a utenti unici: sono sessioni della durata massima di mezz’ora, per cui lo stesso utente che accede più volte nella giornata, purché non compulsivamente, farà ogni volta una nuova visita. Non solo: lo stesso utente che accede al blog, chiude il browser, lo riapre e riaccede conterà come due visite. Le cosiddette pagine viste non tengono conto nemmeno di questo e quindi ogni clic all’interno del sito verrà contato. Per esempio, accedo ad un blog, leggo un post, clicco per leggere i commenti, decido di commentare, commento e controllo l’esito: e produco da tre a sei pagine viste. Un sito che produce classifiche direttamente da questi dati è Shinystat; uno che fornisce indicazioni “indipendenti”, derivanti dall’utilizzo di una barra aggiuntiva per il browser, è Alexa.
Volendo confrontare le visite o le pagine viste di un blog con l’eventuale equivalente cartaceo – la rivista, bisogna capire a cosa potrebbe ragionevolmente corrispondere sulla carta quella misura. Un abbonamento a  Poesia quante visite vale? Quante pagine viste? Quanta intenzione nella “visita”? Perché si sa che parte degli accessi ai blog sono casuali e determinati dalla presenza di parole rintracciate tramite motori di ricerca (questo non è negativo, chiaramente).
Per questa ragione con i blog sono nati altri meccanismi di misurazione di una generica “qualità”, “affidabilità”, “influenza”, in parte basati sul concetto di  impact factor tipico delle riviste scientifiche: un blog è tanto più di qualità quanto più è citato da altri (ed è anche il meccanismo noto come PageRank alla base del funzionamento di Google). Il più importante sito che fa classifiche di questo tipo è Technorati; in Italia, BlogBabel aggrega una serie di dati provenienti da varie fonti per creare una classifica più completa ancora. Anche Blogitalia ha la sua classifica, derivata sempre da Technorati.
Se le classifiche servano o no, è inutile discutere. Se uno non sapesse da che parte cominciare ad interessarsi di poesia, e decidesse di partire dalle classifiche, nei primi cinque posti troverebbe i siti descritti nella tabella seguente.

Sito Alexa Blogitalia Shinystat
Categoria
e/o query
Poesia Poesia, in Arte e cultura Poesia, in Letteratura
1 balbruno.altervista.org blog.libero.it/modem krennegmcaff.altervista.org
2 xoomer.alice.it/brdeb www.manualedimari.it/blog balbruno.altervista.org/
3 www.la-poesia.it www.nazioneindiana.com web.tiscali.it/poesia_creativa
4 www.club.it/autori merlino93.splinder.com www.poetilandia.com
5 www.scrivi.com tisbe.splinder.com pensierivagabondi.splinder.com

A parte l’eterogeneità dei risultati, appare abbastanza chiaro che è difficile immaginare di usare queste liste come punto di partenza per qualcosa. Quindi a cosa servono le classifiche? 

Quali nuovi media?
Infine, un altro punto di interesse può essere la valutazione di quante possibilità che Internet fornisce vengono effettivamente sfruttate nei blog e siti che si occupano di poesia. Infatti la semplice messa online di testi e derivati può essere intesa come il grado zero dell’utilizzo di Internet. Nel momento in cui si parla di Web 2.0, tutti gli strumenti più o meno semantici che permettono di aggregare contenuti, renderli rintracciabili con facilità, ecc.,  per nuovi media bisognerebbe intendere qualcosa di più ricco del semplice blog di base. Rispetto al periodo osservato, mi pare che la situazione stia cambiando: i feed sono usati con maggiore consapevolezza, iniziano ad essere utilizzati anche i tag, fondamentali per aggregazioni basate sui contenuti; d’altro canto, ancora non si vedono molti link all’interno del testo dei post, anche quando sarebbe possibile, mentre si preferisce tutt’ora la duplicazione dei contenuti da un post all’altro. Per gli interessati alle classifiche ed alla diffusione al di fuori del circolo degli addetti ai lavori, feed tag e link sono strumenti importanti perché determinano la visibilità sugli strumenti utilizzati normalmente dai frequentatori del web (come Google) e dei blog (come Technorati, BlogLines, Del.icio.us, ecc.).
Lo stesso blog, inteso come strumento tecnico, è stato adottato da tutti per la sua semplicità e senza ragionare sulla grammatica che impone all’espressione – l’ordine cronologico inverso, la durata breve dei post, ecc., che forse non sono l’ideale per trattare di poesia e di critica.

Vincenzo Della Mea
postato alle ore 23:24 | Permalink | categoria: poesia, internet, interventi | commenti (1)
giovedì, 03 maggio 2007
OLTRE LA RIVISTA - di Massimo Orgiazzi

Dopo il dibattito di Monfalcone all’Absolute BlogMeeting è nato un confronto sui metodi di aggregazione più opportuni per spingere, letteralmente, il lavoro di questi mesi e anni fatto in Rete, fuori dalla Rete. Si cerca con inquietudine una spinta che generi una massa critica, che arrivi a dare alle scritture, sempre più diffuse, condivise e di tutti, l’auctoritas, ma forse più correttamente dovremmo dire la dignità: che è un termine sbagliato, instabile e squilibrato sin dal principio, in temi e argomenti come questo. Non ha senso parlare di dignità quando spesso si considera che l’ambiente in cui i testi e le scritture dovrebbero diffondersi non è affatto degno. Eppure dico dignità nel senso di linea di minore resistenza affinché le scritture acquistino un ruolo e una posizione all’interno del vasto contenuto informativo che la nostra società genera.
Sotto questa luce si situa la proposta di Christian Sinicco di costruire una rivista/magazine “patinata”, dal look accattivante che, profondendo e usando le (buone, efficaci) risorse della Rete sia capace di ricavarsi spazio.
Cerchiamo spazio: è questo il punto. Cerchiamo di sorpassare l’idea della rivista novecentesca per passare alle aggregazioni selettive dei contenuti del XXI secolo. Cerchiamo, con tutto questo, di fare/farci spazio come un canale pay per view che sia poesia e sia scritture del nuovo intellettuale di cui ancora, forse, non abbiamo cominciato a raccogliere tutti i cocci. L’idea di una super-rivista, di un’entità organizzatrice dei contenuti ad ampio spettro e multicanale, cartaceo, informatico, audio e visivo supera non solo da un punto di vista tecnico l’idea di rivista novecentesca, ma anche da un punto di vista delle basi operative che la compongono, in funzione della mission che si propone. L’entità che unisce una serie di persone dalle estrazioni tecnicamente più diverse e, in ottica inclusiva, anche sotto l’aspetto orientativo; che ri-unisce quindi tutta una serie di risorse le quali abbiamo constatato, sono in reale crescita sulla Rete, fervono e funzionano, rilancia idealisticamente la rivista novecentesca armandola di una serie di parametri adatti ad affrontare la situazione contemporanea, caratterizzata da iper-proliferazione informativa, progressiva perdita del controllo sui meccanismi politici e sociali, smarrimento della coscienza storica in favore della sola visione di mercato/crescita/soddisfazione dell’utente.
L'ambiente dal quale un profilo potenzialmente autorevole che configuri uno strumento di questo genere può emergere, è oggi senz’altro e solo la Rete, con le sue suggestioni e i suoi alti potenziali, il suo fortissimo gradiente d’incontro, di stimolo, di dibattito, che tutti noi stiamo adoperando, vivendo, costruendo.
L'idea però cozza, come s’è visto con l'idea che una rivista debba in qualche modo avere un indirizzo, una linea; ci troviamo nell’epoca dei conflitti culturali ridotti a contorno delle scaramucce amministrative cui si è rimpicciolita la grande politica di respiro e di indirizzo e ci vediamo impegnati, in queste iper-burocratiche aggregazioni super-nazionali (noi, in Europa, in una sorta di enorme Svizzera di mezzo miliardo di abitanti), ci troviamo a perdere la testa, come settecento anni fa, in dispute guelfo ghibelline, ma che rispetto ad allora sono sterili e non hanno il seppur minimo impatto sulle sfere decisionali concrete. E se lo hanno, lo hanno marginalmente: decidono cose piccole, per lo più concertano su diritti e conquiste tutte novecentesche, già avvenute, ma gridate come scandali e violazioni quando un pezzo delle costruzioni non si trova.
Il punto di vista dell’orientamento è però sacrosanto: c’è, esiste ancora. Differentemente ci troveremmo ad avvallare la tesi dell’anestesia globale, per cui tutto è uguale e non fa differenza. E invece la cultura esiste, dato che nelle sue scelte prevede quale direzione ed orientamento si vuole attribuire alle scritture, quale il ruolo di una potenziale civiltà letteraria associata e ricostruita, cosa e come diffondere o cosa e come osteggiare.
La realizzazione di uno strumento di organizzazione dei contenuti, multicanale, ad ampia diffusione  prevede, su ogni mezzo un forte impegno concreto e organizzato di pianificazione, logistica (anche solo di dati) e di fondazione, nel senso di creazione di un organo centrale, “redazione”, coeso e capace di non deludere le esigenze più o meno ideali dei sostenitori, collaboratori, scrittori. Non sto qui parlando del problema di una fantomatica “par condicio” che accontenti i diversi orientamenti, ma di una esattavisione condivisa che se non accontenta, almeno convince nei presupposti chi si avvicina un simile potenziale progetto.
Il problema della iper-proliferazione, poi, va scongiurato. In molti ragioniamo in questo senso: tuttavia l'appello ad una collaborazione unitaria su vasta scala come quella descritta non esclude il fenomeno della replicazione ed occorre essere almeno in parte certi che un progetto del genere possa almeno potenzialmente rifuggire da ennesime rigenerazioni del proprio codice, non perché non ci piaccia il pluralismo, ma perchè se la mission è una (diffondere, costruire, aprire ciò che è chiuso) tale deve rimanere. Concludendo, mi sembra di poter dire che “rivista” non è più il termine corretto: è superato. Ciò che stiamo discutendo potrà forse averne i connotati principali, ma gli assunti e i presupposti devono tenere conto che si tratta in questo senso e in questo frangente di un percorso di risalita della cultura per il quale i sommovimenti sono forti e la vision dev’essere più chiara che mai. Non si tratta di una alleanza contro: non si tratta nemmeno e paradossalmente di una alleanza per in cui si dimenticano momentaneamente i propri orientamenti, i propri riferimenti, le proprie fedi. Si tratta di un movimento che vuole ripristinare il grado zero, la fondazione del dialogo, del confronto, della riflessione, della maggior consapevolezza: il germe e il virus dell’umanità che si perde, spesso e volentieri, negli accidenti della Storia.
Serve perciò una vis che raggruppi e condivida, ma al contempo selezioni, generi autorità da se stessa e dall’esterno e lo faccia tenendo conto che esistono ancora gli orientamenti, non se li mangi, ma li rilanci con l'idea che rinasce l'intellettuale, che la consapevolezza e la riflessione storica, artistica, scientifica, sociale e spitituale possono determinare ancora molto nella società. Più che una grosse koalition, come è stato detto, servirebbe una Federazione Unita dei Pianeti (e scusate la citazione televisiva e roddenberriana). Un’entità che non solo sia d’accordo su assunti base per la diffusione (non centralizzata, ma sincronizzata, armonizzata), ma sia d’accordo sul divenire stesso della cultura e dell’umanità: che non si fermi a cercare punti in comune e intersezioni, ma si muova e operi per determinarli prima che emergano, che li costruisca, nella complessità del mondo d’oggi.
E’ necessario andare oltre la provocazione: si deve raggiungere una visione. Non so se qui l’ho epressa, ma il tentativo è stato fatto. 
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mercoledì, 02 maggio 2007
Cronaca del WORKSHOP di BAZZANO, il 28 Aprile 2007 di Piero Saguatti
 
La tavola rotonda organizzata in quel di Bazzano dagli egregi signori Ansuini e Fantuzzi, sullo stato attuale della poesia, inteso nello specifico come confronto fra un metodo di promozione tradizionale, e la realtà innovativa nonché dilagante di internet, ha prodotto un interessante dibattito culturale.
I relatori che si sono succeduti alla lettura ognuno delle proprie opinioni, relativamente al tema in oggetto, erano interpreti di tutto rispetto, poiché rappresentavano una frangia sufficientemente eterogenea e di qualità, provenienti sia dall’hinterland bolognese, sia da altre dimensioni geografico-culturali. Costoro, anche se per lo più emergenti, anche se appartenenti ai quadri periferici di un mondo ancora spocchiosamente elitario, hanno dato vita ad un coinvolgente confronto, ispirato appunto alla contrapposizione del “vecchio mondo” poetico con il nuovo che avanza.
Proprio questa velata e malcelata emarginazione, che ovviamente prescinde dai meriti assoluti dei singoli, ha ispirato i registi del workshop (mossi dall’esigenza di approfondire le diverse esperienze individuali), all’idea di un forum atto alla comprensione delle dinamiche attuali, volte a determinare l’affermazione delle voci poetiche. La domanda era in particolare, se esistesse davvero una convergenza comune di appartenenza fra gli invitati, per la quale riconoscersi come “alleati”. Ciò che ne è emerso purtroppo, a mio avviso, piuttosto che un verdetto scientifico fra un sistema convenzionale, gestito dalle case editrici e quello invece tecnologico (quasi anarchico), è stata la consapevolezza di essere di fronte, alla più classica, puntuale e perniciosa impotenza nel sovvertire ogni tipo di “regime” chiuso di mercato, ossia nel contrastare la lobby, sempre così tenacemente conservatrice.
Dopo un inizio forse un po’ scolastico, poiché limitato alla fredda analisi dei numeri, di dati percentuali, e di statistiche, comunque utili a poter quantificare il contesto e forse a decretare la palese sconfitta del mezzo virtuale (inteso come alternativa attuale al cartaceo), la seduta è poi decollata in una sorta di dialettica più aperta e spontanea, che ha visto un coinvolgimento più amplio e passionale, da parte dell’attenta platea.
Proprio questa fase di libero dibattito, non premeditato, ha reso il vero, evidenziando un quadro di paradossale staticità, offerto cinicamente dall’attuale contesto storico-culturale. La poesia contemporanea langue ancora fra i suoi conflitti ancora irrisolti, che si snodano in un ambiente polveroso, surgelato e poco affine alla realtà, peraltro vivace, che invece avrebbe voglia di urlare la sua possente voce, purtroppo trascurata. Le statistiche di cui sopra però, tenderebbero ad esplicitare un’attenzione disattesa (e quasi elemosinata in rete), che evidentemente non può passare nemmeno attraverso i blog, o forse non ancora, poiché i fruitori di poesia, che si voglia ammettere o no, non esistono. Un’attenzione che non si può trovare paradossalmente, neppure fra gli stessi poeti, poiché l’antica arte del poetare ha evidentemente e storicamente i suoi limiti fisiologici, non riuscendo a mutare e ad evolversi, nemmeno con l’aiuto delle tecnologie, che dovrebbero garantire un’opportunità concreta e una più amplia e comoda diffusione. La verità è, che chi scrive liriche, ha sì l’esigenza di visibilità, ma allo stesso tempo non è ancora pronto ad ascoltare i colleghi, e men che meno a spendere per riequilibrare le sorti di un mercato asfittico, che resta soverchiato dalla narrativa e dalla saggistica. Dunque parrebbe questo, uno stallo eterno e disperato, che tende a piantarsi irrimediabilmente in una palude di sterile abbandono, contribuendo così all’inevitabile censura degli autori, relegati nell’ombroso sottobosco privo di sponsor.
Io che non ero stato convocato come relatore, ho ritenuto opportuno non intervenire, per dare maggior spazio ai colleghi ufficialmente coinvolti, quasi fosse più impellente per me nella circostanza, poter ascoltare e capire quanto potessi identificarmi nell’esperienza altrui…ebbene tanto! Tuttavia, mi è parso a tratti che si stesse languendo in una specie di confessione collettiva, celebrante la resa, poiché le dinamiche contestuali al poetare, di certo urtano inevitabilmente contro un muro di gomma. Discutere del “sesso degli angeli”, ecco cosa si stava facendo, parlando di questioni trite e ritrite e anche un po’ irritanti. Così ho preferito non guastare la sacralità dell’evento intellettuale con il mio umile intervento, che avrebbe rappresentato soltanto un commento qualsiasi, di uno qualunque della massa uniforme di poeti senza volto e senza voce.
L’approccio emotivo all’oggetto del dibattito, ha messo tuttavia in campo una molteplicità di sentimenti, che spaziavano dalla fredda analisi, al distacco apparente, dalla mera rassegnazione, sino all’ironia o all’enfasi più teatrale, ma alla fine, noi tutti si era accomunati dalla consapevolezza che la pubblicazione cartacea ancora la vince sulle più virtuose alternative offerte ad esempio dal virtuale, tendente piuttosto all’auto referenza , e anche fin troppo dispersivo. Purtroppo impegni familiari mi hanno sottratto al prosieguo culturale, che prevedeva una kermesse serale dedicata alla lettura delle proprie liriche poetiche. Quest’ultima fase, condivisibile nella sostanza, era forse, appunto l’epilogo ottimale per poter zittire un mondo ahinoi “distratto” da tutt’altra roba, attraverso l’uso stesso dello strumento parola, intesa nella sua accezione più lirica. Peccato mancassi, ma congratulazioni sincere a tutti i colleghi che hanno organizzato e dato vita alla tanto piacevole, quanto inaspettata occasione meditativa, densa di suggestioni artistiche, tangenti ai noiosi schemi convenzionali. La località di Bazzano che ci ha ospitati, ha pure contribuito alla causa, per via della sua dolce connotazione periferica, contraddistinta dall’incantevole pace, così come la nostra centrifuga ma mirabile appartenenza artistica, sempre e comunque poetica, nonostante la titanica e sproporzionata concorrenza perpetuata dalle case editrici, un po’ criticate e un po’ snobbate, ma forse ancora unico e autentico punto d’approdo.
“il mio parere, in breve…”
io non credo che sia corretto stupirsi o piangersi addosso, perché la poesia da sempre è arte sottostimata o quanto meno considerata un po’ frivola, come dovesse rimanere sciocco retaggio di “donniciuole”, essendo vista come l’espressione di sparuti introversi, o di meditabonde creature associali.
La canzonetta invece, è da sempre sinonimo di spensieratezza, e alle volte, nonostante la leggerezza dei testi, pronta ad assurgere ironicamente a domini, a mio avviso considerati erroneamente culturali. Con questo, lungi da me l’idea di disprezzare l’arte cantautoriale a 360°, che peraltro conosco personalmente e continuo ad amare.
Credo piuttosto, che la responsabilità di veicolare l’attenzione anche sui versi, e di abituare gli occhi alla lettura anche delle righe poetiche (magari in modo scanzonato), non dipenda francamente da noi autori.
Eppure, se si apre qualche portale/forum (non parlo di blog, spesso totem di egocentrismo), i proseliti del poetare, si scopre siano numerosissimi, così da confermare quasi scientificamente l’esistenza latente di un potenziale ricco e trascurato, ovvero di un mercato miratamene ma ingiustamente soffocato dall’editoria.
Gli stessi concorsi poetici, risultano oggetto di costante e sempre crescente seguito, ribadendo l’inconfutabile dato positivo, ossia che l’interesse non manca, ma manca piuttosto un business che vada nella direzione del cartaceo con maggiore facilità, anche al costo di veder “sputtanare” quei mostri sacri, che ad oggi ancora creano tendenza e dipendenza intellettuale.
Insomma, proviamo a cambiare il volto della poesia, quell’idea distorta che muove l’immaginario collettivo, cioè che la poesia sia sinonimo di “cuore e amore”, e già un discreto passo avanti verrà fatto. Come diffondere questo nuovo messaggio, cioè che anche la poesia è arte dignitosa, che sorge su basi massicce e di qualità, fondate sia sulle fragili emozioni, che sull’amore, ma anche su stabili archetipi filosofici? Non è soltanto utopia, attendersi più attenzione verso un’arte immensa dalle enormi potenzialità, che abbraccia ogni dimensione sensoriale che l’uomo sia appunto in grado di percepire e tradurre in versi. Un bel gioco se vogliamo, senza limiti e ad oggi inossidabile, pronto a cambiare di continuo interpreti e il linguaggio, ma a sopravvivere all’evoluzione fisiologica dei costumi e del pensiero. Ebbene, l’operazione è difficile e ritengo debba partire dall’educazione scolastica, parimenti ad altre discipline, come ad esempio la musica e il disegno; deve coinvolgere quindi le istituzioni nella volontà di far interpretare la poesia come un’esigenza umana, piuttosto che un’effimera traccia, priva d’impatto concreto. Dalla scuola dovrebbe partire dunque l’innesco, poiché il mondo infantile è altamente ricettivo e capace poi di sorprendere, rielaborando nel futuro, quanto si è investito fra quelle piccole e vergini doti nascoste. Altri sistemi, non credo esistano, almeno nell’immediato, e nessuna “rivoluzione” penso nasca estemporaneamente, a meno che non si accetti di assoggettarsi alla sfida individuale, di poter appartenere anche noi a quella nicchia di eletti, restando pur sempre poeti pressoché silenziosi fra i tanti muti, che non odono.
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martedì, 01 maggio 2007
Appunti per l’intervento di Bazzano su “BLOG E NUOVI MEDIA NELLA DIFFUSIONE DELLA POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA. IDEE E SVILUPPI FUTURI” di Fabrizio Venerandi.

salve, mi chiamo fabrizio venerandi, faccio parte del laboratorio bib(h)icante e qua leggerò brevemente alcune riflessioni sul blog e sulla poesia. Non voglio raccontare la mia esperienza con il blog del bib(h)icante e neppure quello del blog collettivo di lametoranti, che è maggiormente improntato alla prosa, ma cercare di mettere a fuoco alcuni punti per un ripensamento del blog e della poesia. Non sarà un discorso esaustivo, voglio soltanto lanciare alcuni stimoli e mettere in comune il mio punto di vista.
Personalmente non credo che valga la pena scrivere poesia, trovo che la poesia nella sua forma più lirica e meno compromessa con altri media, sia oggi un elemento più patologico che letterario, chi scrive poesia su internet lo fa spesso senza sapere esattamente perché lo fa e senza sapere per chi lo fa. Chi scrive poesia difficilmente legge poesia scritta da un proprio contemporaneo, e spesso e volentieri il lettore, non scrittore, della poesia compra e legge materiali scritti il secolo scorso, magari in traduzione. Il pubblico della poesia è quasi esclusivamente un pubblico di addetti ai lavori, ma di ‘lavori’ che -a livello economico- sono del tutto marginali perché appunto non esiste una domanda di poesia da parte di chi compera libri e la poca domanda che c’è, è saturata dalla stampa di gente morta da parecchio tempo.
Per quanto mi riguarda trovo che chi decide oggi di fare poesia abbia lo stesso ambito e la stessa dignità di chi decide di mettersi a colorare i soldatini degli antichi romani e di riprodurre fedelmente le battaglie storiche, un ambito para-specialistico in cui operano persone che non è detto che siano specializzate in quello che fanno, per una gratificazione estemporanea e gratuita.
Io sono venuto qua a bazzano per leggere le cose che ho scritto, per ascoltare quello che altri leggeranno, ma la verità è che non l’ho fatto per il bene della letteratura, ma per soddisfare il mio ego e dargli l’occasione di ufficializzare di fronte ad altri, disponibili ad ascoltare, il mio fatto di essere uno scrittore di versi, e lo devo fare a mie spese perché nessuno ha veramente bisogno adesso di ascoltare quello che sto dicendo o di sentire i versi che leggerò questa sera, perché non c’è bisogno della poesia altrui quanto c’è bisogno di affermare il proprio status poetico. Io sono qua perché stando qua adempio alla mia funzione sacerdotale della poesia, perché altrimenti, a stare a scrivere versi nel quadernino della mia cameretta, sarei un poeta da pippe. La poesia devo invece portarla fuori da me perché io sia riconosciuto come poeta e perché il mio lavoro abbia uno scopo e io una gratificazione al mio lavoro, visto che questa gratificazione non la potrei ottenere altrimenti.
Spesso sento parlare di cricche quando si parla dei gruppi di poeti e di critici (e anche di critici-poeti) che si imbiancano il sepolcro l’un l’altro, una specie di consorteria in cui poeti organizzano slam poetry a cui invitano altri poeti che a loro volta introducono altri poeti in sillogi presso case editrici per cui usciranno riviste-saggistiche cui altri poeti-critici ufficializzeranno i poeti che sono entrati nel ‘giro’ e che -in qualche modo- hanno ottenuto un loro status poetico a livello editoriale e critico. Non dico che questo non sia vero, anzi in un certo grado è proprio così, con diverse sfumature di serietà e di miseria, il fatto è che penso che questa cricca poetica funzioni, che lavori seriamente per produrre materiale in versi di una certa consapevolezza e qualità e perseveri nel costituire un meccanismo autoalimentante che di fatto serve a conservare nel tempo la loro stessa produzione; che sarà poi quella che resterà nei prossimi anni e quella che prima o poi finirà sulle antologie scolastiche (ultimo passo della poesia prima della morte per surgelamento).
Tutto il resto, i blog, i siti, le autoproduzioni di sillogi, le antologie pagate dai poeti che poi ci andranno dentro a me sembrano il surrogato povero dei meccanismi innescati da queste cricche poetiche di cui si parlava. Non si crea un blog di poesia perché ci sia bisogno di un blog di poesia, anzi diciamo meglio, si crea un blog poetico perché c’è una persona, e solo una, che ha bisogno che quel blog ci sia, e quella persona è chi scrive i versi che finiranno sul blog e che in molti casi finiscono sul blog perché non ci sono altri posti in cui farli finire. Da questo punto di vista trovo molti blog siti e newsgroup, non dico ‘tutti’ ma molti, dei luoghi adatti ad uno studio sociologico più che letterario.
Anche la mia presenza a bazzano, per me e non voglio universalizzare le mie motivazioni, ha più a che fare con una soddisfazione personale del tutto primaria e infantile, così come leggere i commenti di qualche anonymous al proprio blog innesca meccanismi che sono solo una grottesca imitazione di quelli che nascono per un attento vaglio critico da parte di quei critici-poeti che qua a bazzano forse non ci metterebbero nemmeno piede, perché non ne hanno bisogno.
Il tutto rassomiglia a un gioco di ruolo in cui la persona interpreta adesso il ruolo di lettore, adesso quello di critico, adesso quello di poeta e di volta in volta sale dal microfono per fare il poeta, poi si siede e si mette a fare il pubblico mentre un altro del pubblico sale sul palchetto a fare la figura del poeta. Vista dall’esterno la cosa potrebbe sembrare davvero una sorta di gioco di ruolo sociale e il mio dubbio è che alla fine la poesia, intesa come prodotto, sia una sorta di scarto necessario di questo bisogno di gratificazione umana.
Non credo ai blog come luogo ‘altro’ in cui si possa fare una lirica autonoma rispetto a un antagonista che si rifiuta, sostanzialmente perché non si riesce a farne parte.  Non riesco a immaginarmi una verginità della scrittura pura, non vincolata dal vaglio capriccioso dell’editore o dall’amicizia sudata del critico, perché comunque quella cricca di poeti-scrittori-critici-editori è e resta il punto di riferimento per lavorare e per fare poesia e scrittura oggi.
Mazzetti qualche anno fa fece una collana di poesia e scrittura autoprodotta, i figlibelli, la stampava lui e la fotocopiava, poi faceva delle copertine e la pinzava. Poi andava in giro e organizzava letture invitando a leggere i poeti della sua collana, se ne fotteva dell’editoria, della critica e della promozione. Era orgogliosamente fuori dalla cricca. Poi decise di fare basta, le gratificazioni erano scarse, la voglia era poca e si fermò. Ecco. Il sito venne chiuso, i libricini non erano più distribuiti, non c’erano più le letture: in poco meno di qualche mese quei versi tanto amorevolmente stampati e portati in giro non c’erano più, non erano mai esistiti. È questo il punto: quel materiale non c’era mai stato, era sparito da quel flebile motore di memoria che è internet e ora  - quel materiale- poteva anche non esserci mai stato.
Quindi: aggiornate il vostro blog, aggiornatelo stasera e anche domani e ricordatevi di aggiornarlo anche tra un mese e tra un anno perché -nel momento in cui vi stuferete di farlo- il vostro materiale mostrerà all’ennesima potenza la sua ragion d’essere. E potrebbe non essere quella che vi aspettate.
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